Riflessioni a fine percorso di consulenza con la Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale
Quando ho iniziato a collaborare con la Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale, sapevo che sarebbe stato un progetto importante. Non immaginavo, però, quanto mi avrebbe trasformata.
Entrare in contatto con la Fondazione, una realtà radicata, silenziosa, autorevole, è stato come entrare in una casa con muri spessi, ma con finestre aperte. Uno spazio solido, ma capace di lasciarsi attraversare da idee nuove, linguaggi diversi, modi alternativi di comunicare. Mi hanno accolto con fiducia e con la curiosità tipica di chi vuole evolvere senza perdere il senso del proprio mandato.
L’eredità da onorare
La sfida principale? Conciliare il rispetto per il passato con il coraggio del presente. La Fondazione nasce nel 1998 dalla volontà della Società di Mutuo Soccorso di Trento, nata nel 1852. Una storia lunga, preziosa, che custodisce valori profondi:
- Mutualità – legare il proprio destino a quello di un altro
- Prossimità – vedere che nessun muro è mai davvero invalicabile
- Comunità – costruire insieme la casa che abitiamo
- Accoglienza – riconoscere che non esiste nessuno straniero
- Solidarietà – ciò che tiene insieme la nostra casa comune
Abbiamo scelto di incorporare i valori della Fondazione non solo nei documenti istituzionali, ma di integrarli in modo consapevole nelle azioni quotidiane: nei progetti sostenuti, nelle relazioni costruite, nelle persone che ogni giorno scelgono di esserci.
Il ponte tra i valori e le azioni è la bellissima idea del Dono, proposta da Donatella Turrina: un gesto disinteressato, incondizionato, su cui si fonda il volontariato sociale.
Accanto a questo, abbiamo esplicitato con più chiarezza i tre filoni d’azione della Fondazione:
- Sostenere economicamente progetti di volontariato sociale
- Diffondere la cultura del dono e della partecipazione
- Intercettare i bisogni emergenti per progettare risposte tempestive
Un altro aspetto importante riguardava le risorse: limitate sia sul piano umano che economico. Giustamente, la Fondazione preferiva investirle nei progetti di volontariato, piuttosto che in una comunicazione complicata, dispersiva o troppo strutturata.
È proprio questo il tipo di sfida che amo di più: progetti che chiedono soluzioni efficaci e performanti, ma anche snelle, flessibili e facili da gestire nel tempo.
Cosa penso di aver lasciato
Il mio compito era chiaro: aiutare la Fondazione a raccontarsi meglio, ma non in modo autoreferenziale. Piuttosto, come facilitatore: una voce in grado di cogliere segnali deboli nel contesto sociale trentino, valorizzare le esperienze più promettenti e condividerle con cura.
Ho portato un approccio più editoriale, strategico e intenzionale.
La soluzione concreta? Utilizzare le competenze già presenti per generare contenuti editoriali (blog post) attorno ai temi core e più attuali per la Fondazione. Da lì, ricavare contenuti originali a cascata per la newsletter e i canali social. Tutto diventa più semplice, coerente e sostenibile.
Per rendere ancora più fluido il lavoro, abbiamo scelto un tema annuale come filo conduttore. Il 2025 è stato dedicato alla solitudine. I blog post vengono scritti in ottica integrata: ogni parola può poi vivere anche come newsletter, come caption, come approfondimento, senza duplicare gli sforzi.
Cosa significa, in pratica?
Costruire la comunicazione attorno ai momenti chiave dell’anno, valorizzando le iniziative core della Fondazione: i tre bandi (Intrecci Possibili, Premio Solidarietà, Formati su misura) e una serie di progetti e collaborazioni pensati insieme alle associazioni, in risposta ai loro bisogni reali.
Ogni contenuto, che fosse un articolo, una newsletter o un post, non è mai fine a sé stesso. Ogni parola serve a creare connessioni, dare coerenza al racconto complessivo, rafforzare il posizionamento della Fondazione come interlocutore autorevole e vicino.
Abbiamo smesso di pubblicare per riempire spazi. Ogni contenuto adesso ha uno scopo preciso: spiegare, ispirare, coinvolgere.
Ma la cosa che mi sta più a cuore è questa: aver contribuito a una comunicazione più relazionale. Non solo informativa. Non solo tecnica. Più umana, più presente, più empatica.
Cosa mi ha lasciato
Un rispetto profondo per chi lavora nel silenzio. Per chi non ha bisogno di mettersi al centro. Per chi costruisce comunità senza fare rumore.
Mi ha lasciato anche una lezione personale che tengo stretta: la comunicazione ha senso solo se serve la relazione. Se non è utile, accessibile, centrata sull’altro… allora è solo decorazione.
Nella Fondazione, la comunicazione non è mai decorazione è coerenza tra messaggi e valori. Ed è un privilegio raro lavorare con chi questa coerenza la custodisce e la incarna.
In chiusura
Non so se ho lasciato un segno. Ma so che mi porto via molto più di quanto abbia dato.
Grazie a Donatella Turrina per la fiducia, a Beatrice per la cura, a tutto il team per la disponibilità e l’attenzione. E grazie a chi, ogni giorno, nel Terzo Settore costruisce legami. Perché la relazione, l’empatia e il dono sono ancora la medicina più potente che abbiamo.
Il mio dono: Mini guida per comunicare nel Terzo Settore
Un vademecum essenziale, nato sul campo.
3 limiti da riconoscere
- Paura di esporsi troppo.
Comunicare non è vendersi. È spiegare cosa fai, perché lo fai, e perché conta. - Linguaggio troppo tecnico o istituzionale.
Se chi legge non capisce, il messaggio si perde. E l’impatto svanisce. - Comunicazione scollegata dalle attività.
Non basta “comunicare bene”. Serve comunicare quando serve e su ciò che conta davvero.
3 vantaggi da sfruttare
- Una missione chiara e nobile.
Hai già delle buone storie da raccontare. Mostra l’impatto reale. Nessuna necessità di inventare. - Una rete naturale di alleati.
Volontari, enti partner, beneficiari: possono diventare amplificatori della tua comunicazione. - Un territorio vicino e riconoscente.
In contesti come quello trentino, la prossimità è un asset: la fiducia si costruisce nel tempo… e comunica da sé.
SAVE THE DATE
📌 26 settembre, Settimana dell’Accoglienza.
La Fondazione organizzerà un evento sulla solitudine, tema dell’anno, in occasione del quale annuncerà e premierà il vincitore della sedicesima edizione del Premio di Solidarietà. Il programma sarà disponibile a breve.
di Aleksandra Bobic - consulente e formatrice di marketing e comunicazione sociale




