Felicità, solidarietà e futuro: il potere umano del Terzo Settore nel 2025.


Luciano Enderle, Vicepresidente di Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale, Componente della Consulta Politiche Sociali della Provincia Autonoma di Trento, membro della Giunta Anffas Nazionale ed ex Presidente di Anffas Trentino.


Perché oggi più che mai il Terzo Settore può avere un impatto fondamentale nella società attuale e futura?

In un’epoca in cui la felicità e il valore sono direttamente proporzionali al livello di successo e ricchezza, e in una società per lo più individualista e autoriferita, esiste un settore che cerca di combattere questa tendenza di pensiero.

Ogni società moderna si regge su tre principali forme di organizzazione:

Mano su un libro che rappresenta lo Stato che garantisce i diritti; una freccia punta verso persone con ingranaggi sullo sfondo, simbolo della popolazione che usufruisce dei servizi erogati dallo Stato grazie a quei diritti.
Lo Stato, che garantisce i diritti e fornisce servizi pubblici.
Due persone si scambiano un prodotto e denaro, rappresentando il mercato e l’iniziativa privata; una freccia porta a un’icona che simboleggia come questa attività generi innovazione e crescita economica globale.
Il mercato, che produce ricchezza e innovazione attraverso l’iniziativa privata.
Uomo stilizzato che tiene in una mano un meccanismo e nell’altra un cuore, a simboleggiare competenza e cura; una freccia porta a mani che sostengono un gruppo di persone, rappresentando il Terzo Settore che soddisfa bisogni non coperti né dallo Stato né dal mercato, mettendo al centro la comunità.
Il terzo settore, che risponde ai bisogni che né lo Stato né il mercato riescono a coprire.

Quest’ultimo mette al centro maggiormente la comunità e le persone, guardando più al lato umano e meno a quello burocratico.

Per comprendere meglio tali concetti, in questo articolo si parlerà di:

  1. cos’è il Terzo Settore, incluso il volontariato, e perché ha ruolo importante in questa società sempre più divisa;
  2. dei rapporti tra i vari settori;
  3. dello sviluppo della gestione economica degli ETS nel tempo.

Cos’è il Terzo Settore.

Il Terzo Settore è l’insieme di tutti gli enti privati che operano senza scopo di lucro, perseguendo finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.

Si definisce Terzo perché si colloca tra il settore pubblico (Stato e istituzioni) e il settore privato (mercato e imprese).

Esso non nasce in ambito giuridico e, in Italia, non aveva una propria autonoma ed organica disciplina fino al 2017; infatti la sua origine è di tipo socio-economica: la crisi del Welfare State nella metà degli anni ’70 è stata l’esigenza principale che portò alla formazione e poi, in anni successivi, all’affermazione del Terzo Settore.

Questa fu una crisi che colpì non soltanto l’America ma anche l’Europa, quindi anche l’Italia.

Di fronte ai nuovi bisogni sociali emersi durante e dopo la crisi, lo Stato italiano incontrò notevoli difficoltà nell'accogliere il Terzo Settore come nuovo attore sociale. Allo stesso tempo, non era più in grado di far fronte da solo a tutte le attività di rilevanza sociale e fu quindi costretto a ritirarsi progressivamente da alcuni ambiti d’intervento. Dall’altra parte, le imprese di mercato non avevano interesse a investire in settori poco redditizi, lasciando così spazio all'intervento del Terzo Settore.


Rapporto fra Enti pubblici e Terzo Settore.

Come sopra accennato, nel 2017 è stato introdotto il Codice del Terzo Settore, in particolare l’art. 55 ha portato importanti evoluzioni nel rapporto tra ETS (Enti Terzo Settore) ed Enti Pubblici, aprendo le porte alla Amministrazione condivisa, nella quale entrambi collaborano per garantire alla comunità servizi di qualità attraverso: compartecipazione, coprogettazione, cogestione, corresponsabilità.

Col tempo però il settore pubblico ha iniziato a delegare molto di più agli ETS, dando l’impressione che non vengano più considerati partner importanti ma meri esecutori.

Per rimettere al centro davvero il benessere della società è quindi di fondamentale importanza che l’intero Sistema socio-economico torni ad avere un forte rapporto di simbiosi e non di competizione.


Il volontariato.

Una parte importante del Terzo Settore viene svolta dal volontariato.

Tuttavia, oggi ci sono meno volontari e volontarie perché la società è meno predisposta.

Le persone giovani, secondo alcune indagini, sono poco interessate al volontariato sistematico ma molto a quello occasionale. Un esempio dimostrativo è l’alluvione in Emilia-Romagna nel 2023 - (e non solo) - dove, per coordinare i soccorsi e gli aiuti, è stata creata una piattaforma dove potersi iscrivere mettendosi a disposizione per le zone che più avevano necessità, arrivando di fatto a un numero di volontari superiori a 25 mila persone.

Le ricerche non forniscono dati definitivi sulle cause specifiche del calo giovanile, ma gli esperti individuano diversi fattori strutturali: la precarietà lavorativa, l’incertezza economica e la digitalizzazione delle relazioni sociali potrebbero aver modificato le modalità attraverso cui le nuove generazioni esprimono la solidarietà.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante l’inaugurazione ufficiale di Trento Capitale europea e italiana del volontariato 2024, ha detto: «Il volontariato è esso stesso generativo di un pensiero, espressione di una scelta. La scelta a favore degli esseri umani, di ogni essere umano. Per questo i volontari possono essere definiti “campioni di umanità”».

Dove tutto si misura in un compenso da dare e da ricevere, secondo la logica del mercato, il volontariato è una scelta di pura volontà personale.

Perché?

Perché i volontari e le volontarie non mettono a disposizione la loro gratuità, il loro tempo e i loro sforzi per avere qualcosa in ritorno; ma lo fanno perché credono nella solidarietà e nel mutuo aiuto e sono felici di dare un contributo alla comunità per la comunità.

Ci sono tuttavia troppe persone che credono che la felicità e la realizzazione di sé stessi sia determinata dall’alta prestazione e dalla ricchezza. L’economista Stefano Zamagni afferma che questa credenza, ormai comune, non sia assolutamente vera: «Nell’ultimo Rapporto Mondiale sulla Felicità, tutti gli indicatori mostrano come i paesi in cui la felicità è più in diminuzione sono soprattutto i paesi più ricchi, come gli Stati Uniti. La ‘follia’ della cultura dominante ci fa credere che aumentando la produzione e il consumo di beni privati e pubblici si possa rimediare all’aumento del tasso di suicidi, dell’utilizzo di psicofarmaci, della depressione giovanile, del degrado dell’ambiente: non è così».

La risposta, quindi, non sono i beni materiali, o almeno non solo. La felicità è legata all’armonia di tre dimensioni:

  1. Materiale
  2. Sociale e relazionale
  3. Spirituale e culturale

Ad oggi si dispone di una quantità esagerata di beni materiali ma purtroppo una scarsità sempre più preoccupante di quelli relazionali e comuni. Questo porta, inevitabilmente, ad un ambiente generale sempre più orientato alla chiusura e alla valorizzazione di atteggiamenti di furbizia anziché di gentilezza e solidarietà.


«Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile, sempre.»

Ian MacLaren.

Il volontariato focalizza le sue forze e risorse proprio nelle due dimensioni sempre più mancanti, con l’obiettivo di sviluppare e diffondere gentilezza e unione. È un forte attivatore che può portare alla trasformazione della società generando un cambiamento significativo e rafforzando la connettività del tessuto sociale.

In particolare, il volontariato cerca di combattere la sofferenza, che è una condizione più spirituale rispetto al dolore, spesso accompagnata anche poi da solitudine.

Ci sono tre strumenti per combatterla:

Il contesto, all’interno del quale la comunità, la famiglia, gli affetti possono aiutare in periodi di crisi individuale.
La conoscenza delle motivazioni profonde. È necessario porsi delle domande sul motivo alla base del disagio e provare a dare delle risposte.
Il saper offrire una prospettiva diversa, ossia dare la speranza di trovare una soluzione al dolore.

Terzo Settore e gestione economica.

Un’altra questione, non prettamente centrale alla logica del Terzo Settore ma che col tempo è diventata molto importante e impattante è la gestione economica.

 Essa è stata influenzata da due grandi entità:

  • La Riforma del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017)
  • Pandemia COVID-19

La riforma del Terzo Settore si è posta l’obiettivo di garantire:

  • maggiore trasparenza, quindi rendere chiaro, accessibile e verificabile il modo in cui viene gestito il denaro ricevuto, le spese effettuate e le attività svolte e il loro impatto;
  • efficienza, cioè il miglior utilizzo delle risorse disponibili (umane, economiche, materiali) per raggiungere i propri obiettivi sociali, evitando sprechi e massimizzando i risultati;
  • sostenibilità economica, ossia fare in modo che gli ETS possano essere autonomi e portare avanti le loro finalità sociali in modo stabile e duraturo.

Successivamente, la crisi pandemica Covid-19 ha creato un generalizzato calo della partecipazione e del sostegno economico agli ETS. Per questo il Terzo Settore ha subito un impatto economico fortemente negativo.

Si è quindi capito che gli ETS non possono sostenersi solamente con risorse pubbliche, ma devono cercare altre fonti di finanziamento:

  • campagne di fundraising. L’obiettivo principale della raccolta fondi è garantire le risorse finanziarie necessarie per sostenere e realizzare progetti strutturati ed efficaci, senza la corrispettività;
  • collaborazioni con il settore for-profit. L’obiettivo è riuscire ad usufruire dei mezzi offerti dalle imprese, che tradizionalmente operano per il profitto. In questo caso, a differenza del fundraising, una correspettività esiste quasi sempre;
  • compartecipazione familiare. Soprattutto nei servizi sociali e sociosanitari, le famiglie contribuiscono con una quota economica per usufruire di un servizio sociale, oppure partecipano attivamente alle attività del progetto.

Per concludere...

In un un mondo che tende a valorizzare la competizione e l’efficienza, il Terzo Settore rappresenta un’alternativa basata sulla cooperazione, sull’umanità e sul legame sociale. È una risposta concreta alla crisi dei valori relazionali, ed è, oggi più che mai, fondamentale per costruire una società coesa, giusta e solidale.

Una visione che richiama il pensiero di Stefano Zamagni:


“La felicità non può nascere solo dal benessere materiale, ma dall’equilibrio tra corpo, mente e relazioni.”


Il Terzo Settore può essere lo strumento per generare questo cambiamento.

Gli ultimi articoli della Fondazione

1 2 3 9
Vieni a trovarci in Via Dordi, 8 a Trento!

Tel. 0461261681 — Email: fondazione@fovoltn.it
CF 96050690229

Copyright © Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale -  Privacy e Cookie Policy
La Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale è patrocinata da:
linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram