Progettare insieme per rispondere alle solitudini: verso un Tavolo di lavoro provinciale 


Chi ci segue sa che il tema delle solitudini, filo rosso che accompagna tutte le nostre attività dal 2025, è diventato una parte importante del nostro lavoro. Da inizio 2026 ha preso forma attraverso nove progetti promossi dalle associazioni di volontariato sociale che sosteniamo attraverso il Bando Intrecci e che, nel corso dell’estate, vi racconteremo più da vicino. La scorsa settimana abbiamo pubblicato il Premio di Solidarietà per intercettare progetti già realizzati che abbiano saputo affrontare le solitudini, vecchie e nuove. 

I primi sei mesi del 2026 sono stati dedicati a un’intensa attività di ricerca sul campo per approfondire questo fenomeno complesso e sempre più diffuso. Un percorso che ha portato a risultati significativi e a nuove prospettive di intervento. 

Come comprendere e affrontare le diverse forme di solitudine che attraversano la nostra società? E in che modo queste si intrecciano con la povertà delle relazioni? È questa la domanda, complessa e urgente, che ha fatto da filo conduttore all’incontro tenutosi mercoledì 10 giugno 2026 presso la Sala Conferenze della Fondazione Caritro di Trento. L’evento, intitolato “Solitudini e povertà nelle relazioni”, ha rappresentato non solo la presentazione della prima ricerca qualitativa sul tema realizzata a livello provinciale, ma anche l’annuncio di un importante passo avanti: l’avvio di un Tavolo di lavoro sulle solitudini, pensato per mettere in rete competenze, esperienze e progettualità sul territorio, unendo istituzioni, enti territoriali e associazioni in un fronte comune contro l'isolamento.  

Perché, come ha ricordato in apertura la Presidente di Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale, Donatella Turrina, la solitudine non è un fatto privato, ma una vera e propria questione sociale: “Una comunità si impoverisce ogni volta che una persona resta sola”. Le ha fatto eco Paolo Tonelli (Presidente della Consulta delle Politiche Sociali della PAT), richiamando la responsabilità collettiva: “Chi ha bisogno ha diritto di avere una risposta”.  

Oltre lo stigma: i dati di un fenomeno strutturale 

Parlare di solitudine fa paura. Lo ha spiegato chiaramente Alessandro Sicora, professore di Sociologia all'Università di Trento: esiste un profondo stigma che circonda chi è solo, spingendo le persone a nascondersi per timore di essere giudicate deboli o "malate". Eppure, c'è una netta differenza tra l'isolamento fisico e la percezione emotiva, riflessa nei termini inglesi “alone” e “lonely”. Termini che infatti indicano cose diverse: si può essere soli in mezzo a una folla ma sentirsi connessi al mondo anche in cima a una montagna. La solitudine non scelta, tuttavia, diventa pericolosa e rischia di sfociare in gravi disagi mentali o gesti estremi.  

I dati ISTAT del 2023 mostrano che il fenomeno è ormai strutturale, complici l'aumento dei figli unici, la competizione e i nuclei familiari composti da una sola persona. Se Trieste guida la classifica nazionale (49,23% di persone sole) e il Sud resiste con percentuali più basse (Barletta-Andria-Trani al 27,03%), il Trentino-Alto Adige registra valori non trascurabili: Bolzano è al 39,54% e Trento segue con il 37,70%, ben oltre la media italiana.  

Per decifrare questa realtà, la Fondazione ha identificato cinque tipi di solitudine:  

  • Relazionale ("Chi ho accanto?")  
  • Funzionale ("A cosa riesco ad accedere?")  
  • Strutturale ("Quali opportunità ho?")  
  • Comunitaria ("Di quale comunità faccio parte?")  
  • Esistenziale o identitaria ("Chi sono e dove mi colloco?")  

Quando i pilastri tradizionali del benessere – famiglia, comunità, Stato e mercato – si incrinano contemporaneamente, è il Terzo Settore a dover ricucire i fili. Anche la tecnologia si rivela un’arma a doppio taglio: da un lato i social polarizzano e allontanano, dall'altro le piattaforme digitali creano ponti salvavita per migranti, persone malate o residenti in zone isolate.  

La radiografia del Trentino: focus sulle valli 

La ricerca di Fondazione in collaborazione con la Consulta per le politiche sociali provinciali, coordinata da Beatrice Valline ed Eleonora Garau, ha raccolto le voci e le storie degli operatori sociali sul territorio attraverso focus group e interviste narrative realizzate all'inizio del 2026. Il dato più impressionante? La trasversalità e l’invisibilità. La povertà relazionale colpisce a qualsiasi età e livello sociale, spesso intrecciandosi a povertà economica e barriere digitali. Ma quello che si vede è la punta di un iceberg: le solitudini silenziose sono molte di più. Anziani soli, giovani in ritiro sociale e sex workers rimangono frequentemente intrappolati in un cono d'ombra a causa del binomio stigma-vergogna.  

Muovendosi extra urbem, fuori dalle città, la distanza geografica diventa distanza sociale. Lo studio ha fatto emergere tre casi emblematici nelle valli trentine:  

  • Val di Fassa: turismo e solitudini. La stagionalità che non offre tempo relazionale e una morfologia del territorio complessa che limita la socialità. L'identità culturale e familiare è una risorsa, ma rischia talvolta di trasformarsi in chiusura verso l'esterno.  
  • Val Rendena: vi è un fenomeno nuovo di trasferimento di residenza di pensionati, spesso benestanti, da altre regioni del Nord; privi di reti relazionali sul posto, finiscono per essere intercettati dai servizi sociali solo in pieno stato di emergenza.  
  • Val di Non: si vive il paradosso di un forte benessere economico che si scontra però con il rifiuto dell'aiuto (la "mentalità del cassetto", ovvero il nascondere i problemi dentro le mura di casa) e una scarsa collaborazione tra i servizi territoriali. 

Il dibattito nei laboratori: i nodi da sciogliere 

Durante i gruppi di lavoro tematici, svolti successivamente alla presentazione della ricerca, i presenti, volontari, operatori socioassistenziali, funzionari pubblici, professionisti e non, si sono confrontati apertamente sulle fatiche relazionali e sulle percezioni di solitudine.  

Nel laboratorio sul Volontariato, è emerso il rischio del sovraccarico emotivo e organizzativo: i volontari sono un pilastro indispensabile per superare le povertà relazionali, ma non possono sostituire i professionisti né rispondere a bisogni che superano le proprie competenze. Tra i temi caldi, la burocratizzazione del Terzo Settore, vista da alcuni come un ostacolo, da altri come una tutela, e la necessità di offrire supervisione a chi si espone emotivamente.  

Il gruppo Stigma e Vergogna ha evidenziato come l'obbligo di dover raccontare ripetutamente il proprio disagio ai servizi sia umiliante per l'utente. Per questo si punta sulle “relazioni leggere”: attività di gruppo in cui inserirsi spontaneamente senza dover esibire etichette o condizioni di fragilità. Inoltre, è emerso che i pregiudizi albergano talvolta anche negli stessi operatori, rendendo necessaria una formazione specifica.  

Infine, il laboratorio sull'Invisibilità ha sollevato un dilemma etico e operativo: l'invisibilità è talvolta causata da servizi troppo rigidi e amministrativi, ma in altri casi è una strategia difensiva dell'individuo. Fino a che punto è giusto spingersi per scovare chi si nasconde? Qual è il confine tra prossimità e invasività?  

Le Prescrizioni Sociali: la ricetta che non usa farmaci 

Tra le buone pratiche per combattere la povertà relazionale, è stato dato spazio all’analisi delle Prescrizioni Sociali, un modello di origine britannica che permette ai medici di base di "prescrivere" ai pazienti attività culturali, sportive o di volontariato, riconoscendo che il benessere emotivo incide sulla salute fisica. Al centro del sistema c'è il link worker, una figura che accompagna la persona nella comunità.  

Sara Paternoster (Asuit) ha illustrato i progetti della provincia di Trento:  

  • C.O.P.E. e C.O.P.E.+ : nati prima come progetto europeo (2022-2024) per i giovani NEET e poi strutturato come intervento provinciale dal 2025 per giovani con fragilità socio-sanitarie e occupazionali.  
  • Con-Tatto: Attivo in Val di Sole per la prevenzione e il supporto alle patologie croniche a tutte le età.  
  • Essere Anziani: Dedicato all'invecchiamento attivo e al contrasto alla solitudine in Alta Valsugana e Bersntol.  

Roberta Casagranda (Associazione Pronti Qua Odv) ha approfondito il progetto Un Respiro per chi si prende cura: un'iniziativa sull'Altopiano della Vigolana che offre supporto e sollievo ai caregiver di pazienti oncologici attraverso una rete di link worker volontari.  

Verso la "società della vicinanza" 

“Le relazioni umane non si producono semplicemente parlando di relazioni, ma si generano facendo le cose insieme”.  

Questa sintesi di Federica Sartori (Dirigente Servizio Politiche Sociali PAT) traccia la strada per il futuro: serve una programmazione rigorosa che lavori su "arcipelaghi di relazioni", creando nodi elastici capaci di proteggere ma anche di liberare le persone, promuovendone l'autonomia.  

Le conclusioni politiche sono state affidate all’Assessore alla Salute e Politiche Sociali, Mario Tonina, che ha definito i risultati della ricerca un vero e proprio appello alla responsabilità istituzionale. La sfida finale è culturale e sistemica: superare la logica dell'emergenza per pianificare sul lungo periodo.  

Come fare? Non soluzioni, ma alcune prime sollecitazioni. Intercettare precocemente le solitudini, con un monitoraggio dei dati sulle povertà relazionali e la presenza di sentinelle sul territorio, collegare attraverso un Tavolo di Lavoro sulle Solitudini e presidiare i territori con Case della Comunità e prescrizioni sociali.  

L'obiettivo finale? Abbandonare la "società dell'apparenza e delle performance” per costruire una "società della vicinanza", dove nessuno resti invisibile. 

Rassegna stampa

Secondo Welfare – 18 maggio

La Piazza Web – 5 giugno

Ufficio Stampa PAT – 10 giugno

ANSA – 10 giugno

Radio e tv.it - 10 giugno

Punto Trentino – 10 giugno

Servizio RTTR – 10 giugno

L'Adige – 10 giugno

Secondo Welfare – 10 giugno

Agenzia giornalistica Opinione – 11 giugno

Notizie.it - 11 giugno

La Voce del Trentino – 11 giugno

La Voce del Nordest – 12 giugno

UnserTirol24 – 13 giugno

Gli ultimi articoli della Fondazione

Vieni a trovarci in Via Dordi, 8 a Trento!

Tel. 0461261681 — Email: fondazione@fovoltn.it
CF 96050690229

Copyright © Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale -  Privacy e Cookie Policy
La Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale è patrocinata da:
linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram