Solitudine e accoglienza: cosa è emerso dalla Tavola Rotonda


Mai più soli: il volontariato che accoglie

Il 26 settembre 2025, dalle 17.30 alle 19.30, la Sala Colonna della Fondazione Caritro di Trento ha ospitato la Tavola Rotonda “Mai più soli: il volontariato che accoglie”, promossa dalla Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale. Un incontro che ha dato voce a esperienze diverse, con la testimonianza di istituzioni, esperti e volontari, per affrontare un tema che attraversa silenziosamente la vita di tanti: la solitudine.


L’apertura

A dare il via all’evento è stata la moderatrice, Aleksandra Bobic, che ha introdotto l’incontro con parole semplici ma incisive. Ha ricordato come la Fondazione non sia soltanto un ente filantropico che distribuisce risorse economiche, ma un organismo vivo che sostiene le associazioni di volontariato, promuove la cultura della solidarietà e sa intercettare i bisogni emergenti, trasformandoli in interventi concreti.

“Uno di questi bisogni – e direi il più urgente – è proprio la solitudine,” ha affermato. “Un tema che non riguarda soltanto chi è in difficoltà, malato, anziano o immigrato, ma tutti noi. Per questo la Fondazione ha scelto di dedicare a questo tema non solo l’incontro di oggi, ma l’intero anno. Ogni iniziativa, bando e progetto è stato orientato allo stesso obiettivo: contrastare le solitudini.

Aleksandra ha poi collegato la riflessione all’11ª Settimana dell’Accoglienza, organizzata dal CNCA Trentino-Alto Adige e intitolata “Comunità in cammino per società più eque”.

“Abbiamo il sospetto che le disuguaglianze siano alla radice delle solitudini,” ha aggiunto. “E crediamo che l’accoglienza sia una via concreta per combattere l’isolamento.

Ha infine anticipato che la serata si sarebbe conclusa con la consegna, da parte della Fondazione, del Premio di Solidarietà, giunto alla sua 16ª edizione e dedicato quest’anno proprio al tema delle solitudini, con la presentazione di un progetto raccontato direttamente dai volontari.


I saluti istituzionali

Dopo l’introduzione, è arrivato il momento dei saluti.

Giulia Casonato, assessora alle Politiche Sociali, Casa e Partecipazione del Comune di Trento, ha ringraziato la Fondazione per aver scelto di portare al centro un argomento così importante. “La solitudine può assumere molte forme, ma riguarda un po’ tutti. La qualità della vita non si misura solo nella possibilità di accedere ai servizi, ma nella capacità di costruire relazioni di fiducia, di sentire il sostegno della comunità.

Ha sottolineato inoltre, esprimendo anche quello che è un po’ il suo motto, che per affrontare le solitudini non bastano le istituzioni ma serve anche il contributo della società civile. “Quando riconosciamo che le persone sentono di far parte di qualcosa di più grande, che colgono un senso più ampio rispetto alla loro esistenza, questo di per sé è già prendersi cura di loro; viceversa, quando le persone sentono il bisogno di essere prese in carico è già il loro modo di appartenere a una realtà/comunità più ampia.”

L’assessora Casonato ha poi ricordato, con molto piacere, che a Trento le politiche sociali e la partecipazione sono unite nello stesso assessorato, una scelta che riflette la volontà di tenere insieme questi due mondi. “Il volontariato,” ha concluso, “non sempre ha vita facile, ma rimane un canale fondamentale, con un potenziale enorme.”

È seguito l’intervento di Andrea Ziglio, Dirigente Generale del Dipartimento Salute e Politiche Sociali della Provincia, che ha portato anche i saluti dell’assessore Mario Tonina. “La solitudine è una sfida collettiva, e l’accoglienza è lo strumento per affrontarla. Non bastano iniziative singole: servono politiche di sistema” ha affermato.

Ziglio ha sottolineato la forza dell’associazionismo trentino: “Le associazioni sostengono le istituzioni e costruiscono comunità. Dobbiamo celebrare queste realtà che, di fatto, sono vere eccellenze. Il vostro impegno, la capacità di creare reti, l’entusiasmo che ci mettete sono un valore immenso.”


I relatori

Terminati i saluti istituzionali, Aleksandra ha introdotto i relatori:

  • Lucia Fronza Crepaz, presidente della Conferenza Regionale Volontariato Giustizia, ex parlamentare e attiva da anni nella cittadinanza attiva, in particolare nel contesto delle carceri;
  • Marilena Guerra, presidente della Commissione provinciale Pari Opportunità, impegnata nel promuovere la parità di genere;
  • Michelangelo Marchesi, presidente della Cooperativa Villa Sant’Ignazio, un grande punto di riferimento per percorsi di accoglienza e inclusione;
  • Paolo Tonelli, presidente della Consulta provinciale delle Politiche Sociali, voce esperta nel dialogo tra istituzioni pubbliche e società civile.

L'avvio della Tavola Rotonda

Aleksandra ha aperto la tavola rotonda con una prima domanda:
“Quali forme di solitudine ed esclusione incontrate oggi nel contesto in cui operate? Come si intrecciano con le disuguaglianze?

Ha iniziato Lucia Fronza Crepaz, portando l’esperienza del carcere e citando l’inizio di un articolo scritto da un detenuto: Tommaso Romeo. “Le carceri assomigliano sempre di più a dei cimiteri, tutti i nuovi istituti di pena sono stati costruiti lontano dai centri abitati, come cimiteri e discariche”.

Fronza ribadisce “La maggior parte delle carceri sono state costruite fuori dalle città: anche nella nostra città si è fatta la stessa scelta; e questo porta la solitudine del carcerato ancora più lontano. A Trento, il 52% dei detenuti è straniero: un dato che ci dovrebbe far riflettere, perché mostra come tante solitudini nascano dal fallimento dello stato sociale.”

Ha spiegato inoltre che il carcere è una struttura maschile sia nella concezione sia nella sostanza, per questo, la solitudine delle donne detenute è spesso più marcata rispetto a quella maschile.

Durante il suo intervento è emerso che non mancano di certo obiezioni dall’esterno, “Molti ci chiedono: perché spendere energie per chi ha commesso un reato? se voi andate dagli autori e autrici di reato dimenticate le vittime. Io rispondo sempre che ogni reato è una ferita della comunità, ed è la comunità che deve farsene carico. Facendo quello che facciamo non dimentichiamo le vittime: la vicinanza del volontario porta chi ha sbagliato a interrogarsi sul perché, ed è proprio lì che può nascere il cambiamento.”

Poi è stata la volta di Marilena Guerra, che ha parlato della solitudine femminile. “È una solitudine nascosta, difficile da ammettere. Circa il 70% delle madri affronta da sola il carico del lavoro domestico e di cura. Questo con il tempo diventa un isolamento cronico. Siamo davanti a una vera emergenza sanitaria, perché l’aumento degli stati di solitudine avrà effetti pesanti anche sulla salute di tutti noi, e richiederà nuove risorse per attivare nuovi interventi che possano contrastare tutto questo.”

Michelangelo Marchesi ha allargato lo sguardo alla società. “Il terzo settore cerca di intercettare le solitudini, ma non è facile, perché i bisogni cambiano in fretta. La povertà oggi non è solo materiale: colpisce ogni età e ogni classe sociale. Anche il ceto medio, un tempo sicuro, oggi è vulnerabile. Nessuno si salva da solo, e nessuno salva da solo. Le risposte devono essere comunitarie, intrecciando prossimità e politiche istituzionali.”

Infine, Paolo Tonelli ha ricordato il valore del volontariato: “Una società senza volontariato non potrà mai essere democratica. Ma attenzione: il volontariato non può sostituirsi al pubblico. Deve lavorare in rete, in coprogettazione e cogestione. Altrimenti rischiamo di illudere le persone. La solitudine non è solo economica, ma culturale, e colpisce in particolare i giovani. Servono progetti educativi di lungo periodo”


Il secondo giro di domande

Aleksandra ha rilanciato con una seconda domanda:
“C’è un progetto o un’esperienza che ha funzionato nel vostro contesto? Cosa l’ha resa efficace?”

Lucia Fronza Crepaz ha parlato di come le alleanze generative hanno un peso politico più grande e possono a portare risultati migliori. “Quando una persona che esce dal carcere non trova lavoro, casa o affetti, rischia di ricadere nell’isolamento e ritornare nel circolo vizioso del fuori e dentro dal carcere. Il 90% delle persone in carcere non è nel posto giusto: è il fallimento dello stato sociale. Le carceri si svuotano se la società reinserisce, non se esclude.

Marilena Guerra ha portato l’esperienza dei tanti progetti della Commissione Pari Opportunità: interventi nelle scuole per educare al rispetto, attività nelle comunità di valle, sostegno alle donne nel lavoro, iniziative in carcere e con le aziende. “L’obiettivo è sempre lo stesso: promuovere la parità e contrastare l’isolamento.

Michelangelo Marchesi ha raccontato la quotidianità di Villa Sant’Ignazio. “Ciò che funziona è un’accoglienza fatta di prossimità. Far sentire ogni persona accolta, vista, sognata. Poi accompagnarla verso nuove relazioni comunitarie: è lì che nasce la possibilità di riuscire a crearsi un futuro, a prescindere anche dalle istituzioni”

Paolo Tonelli ha citato il progetto Luogo comune: spazi per ricreare relazioni senza etichette. “Non è solo un aiuto per chi soffre, ma anche per chi non sa di avere bisogno di comunità. Stare insieme fa bene a tutti.


Il tema del linguaggio

La moderatrice ha posto una terza domanda:
“Quali linguaggi o narrazioni vanno aggiornati per generare più empatia e partecipazione?”

Lucia Fronza Crepaz ha invitato a cambiare lo sguardo, ad avvicinarsi al volto di una persona, per scoprire che c’è una storia. “Nel carcere non bastano cuore e buona volontà: servono competenza, inventiva, costanza. La democrazia va salvata dal basso, e il volontariato è uno dei fili che tiene insieme il tessuto democratico.”

Marilena Guerra ha insistito sull’importanza delle parole. “Se usiamo un linguaggio adeguato, riconosciamo le donne. Se usiamo il plurale sovraesteso, le cancelliamo. Il linguaggio è dignità e riconoscimento.

Michelangelo Marchesi ha spiegato come gli stessi difetti che si possono cogliere nelle istituzioni e nella politica, siano presenti anche nel Terzo Settore e nel volontariato. “Troppo spesso le organizzazioni parlano a sé stesse più che alle persone a cui si rivolgono; e di conseguenza, hanno un approccio molto autoreferenziale che ha scarsa considerazione poi per le aspettative, esigenze, caratteristiche di chi si ha davanti. Così perdono credibilità e allontanano le persone. Dobbiamo invece raccontare il bello, il positivo, il gratificante dello stare insieme.

Paolo Tonelli ha chiuso tornando sui giovani. “Con loro è difficile parlare, soprattutto in adolescenza. Ma dobbiamo trovare linguaggi che sappiano proporre una costruzione collettiva di pensiero positivo, senza rinunciare alla funzione educativa.”


Conclusione

La Tavola Rotonda si è chiusa con i ringraziamenti di Aleksandra Bobic, che ha poi invitato sul palco Antonio Caferra, il responsabile del progetto vincitore del Premio di Solidarietà 16^ edizione “Tutti casa e cooperativa” della Cooperativa Villa Sant’Ignazio, assieme ad alcuni volontari.

Aleksandra ha infine salutato i relatori e il pubblico, sottolineando come da questo dibattito sia emerso un sentire comune dal quale partire: la solitudine è una sfida grande e trasversale, ma non invincibile.

La Presidente della Fondazione Donatella Turrina, ha tenuto un breve discorso alla consegna del Premio di Solidarietà: "Questo progetto è stato scelto per l’approccio innovativo e l’incontro tra bisogni sociali, in grado di generare un duplice valore aggiunto: da un lato promuovere un’esperienza strutturata di volontariato finalizzata al supporto di persone in condizioni di fragilità e solitudine; dall’altro affrontare in modo concreto la questione dell’abitare."

La Presidente ha poi concluso: "Ringrazio tutti quanti voi, ringrazio i relatori che ci hanno lasciato dei nuovi pensieri e delle suggestioni che noi ci impegneremo sicuramente a fare anche nostri; ringrazio la moderatrice, il CDA della Fondazione, lo staff che si è dato da fare veramente molto per avere questo risultato. La solitudine può essere affrontata solo insieme, lavorando in modo coeso tra istituzioni, volontariato e comunità. L’accoglienza non è solo un gesto, ma una potenziale cura. È il modo più concreto per dire che nessuno deve restare solo."

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