Con l'arrivo di settembre termina il primo progetto di Servizio Civile Universale Provinciale (SCUP) voluto da Fondazione: un'esperienza che negli ultimi mesi ha visto Giorgia Setticasi affiancarci nelle attività di comunicazione, tra scrittura, fotografie, newsletter, rapporti con la stampa e tante occasioni di confronto e crescita reciproca.
Arrivata a febbraio, a progetto già avviato dopo l’esperienza di Lisa Giacomelli, Giorgia si è inserita con naturalezza nella quotidianità dell'ufficio, portando il rigore e l'attenzione ai dettagli da giurista, ma anche la curiosità e la voglia di mettersi in gioco di chi vuole guardare le cose da prospettive nuove. Per noi, che affrontavamo per la prima volta un'esperienza SCUP, il suo contributo ha avuto un duplice obiettivo: da un lato cercare di offrire uno spazio formativo aperto e disponibile, dall’altro portare in Fondazione quella “ventata di aria fresca”, ossia la possibilità di innescare cambiamenti virtuosi tramite lo scambio intergenerazionale di idee e visioni. .
Prima di salutarla, le abbiamo chiesto di fermarsi un momento e raccontarci cosa si porta via da questi sette mesi in Fondazione.
- Ripensando a questi mesi, quali sono stati gli incontri, i momenti o le esperienze che hanno lasciato un segno e che racconteresti a qualcuno per spiegargli del tuo servizio civile?
Per comprendere il valore del Servizio Civile si deve pensare alle relazioni umane che, grazie ad esso, si intrecciano. Se si pensa al Servizio Civile soltanto come una sequela di attività da svolgere e di competenze da apprendere, ci si sbaglia. Non è un caso che per me i momenti più significativi non siano stati quelli davanti al pc, a progettare un post o una grafica, ma quelli insieme alle persone che mi hanno accompagnata. Lo scambio di un regalino, una confidenza detta a chi mi ha offerto un consiglio sincero, un caffè preso per festeggiare l’arrivo di una bella notizia… sono queste le esperienze che racconterei ad un giovane interessato a intraprendere questo percorso.
- Quali parole o aggettivi descrivono meglio come ti sei sentita durante la tua esperienza nella nostra Fondazione?
A volte, quando si è giovani e si è gli ultimi arrivati, si può sentire tutto il peso della poca esperienza. Si teme di dare la propria opinione perché in fondo nessuno te l’ha chiesta. Non in Fondazione. Le parole che scelgo con fermezza sono accoglienza e ascolto. Ho davvero avuto la fortuna di trovare un ambiente che ci tenesse alle idee, a volte anche alle critiche, purché costruttive, di chi partecipa, indipendentemente dall’età, dal ruolo e dall’esperienza. Insomma, una realtà che ti fa sentire parte della squadra.
- C'è qualcosa che hai scoperto del volontariato e del territorio che non ti aspettavi all'inizio?
Sì, non sapevo quanto lavoro ci fosse davvero dietro ogni evento, ogni iniziativa o progetto. Quello che le associazioni riescono a fare con le risorse a disposizione è straordinario. Si mettono in campo tantissime competenze,anche di un certo livello professionale e questo permette di imparare continuamente. Il territorio trentino è attivissimo per il volontariato sociale e ho il sogno che quello che ho potuto osservare da vicino in questi mesi, possa portarlo in futuro anche nella mia splendida Sicilia.
- E cosa hai scoperto di te stessa durante questa esperienza?
Ho scoperto una capacità che non sapevo di possedere, quella di ricominciare nonostante gli ostacoli. Con questo percorso ho preso più consapevolezza che, con le persone giuste e la giusta motivazione, si può sempre trovare il modo di trovare una nuova strada e ripartire.
- Cosa ti porti via da questi mesi di servizio civile?
La mia OLP, Beatrice, mi ha lasciato durante l’ultimo monitoraggio un messaggio che cercherò di fare sempre più mio, spronandomi a non lasciarmi trascinare dalla negatività di certe situazioni e a credere di più in me stessa. Penso sia stata la lezione più importante che potesse trasmettermi.
- Cosa pensi infine di aver lasciato tu al gruppo e all’organizzazione?
I biscotti! Scherzi a parte, è difficile rispondere per gli altri. Posso solo sperare che il mio lavoro sia stato di aiuto per la Fondazione e che dalla mia restituzione finale venga preso qualche spunto per implementare sempre di più le attività relative alla comunicazione. Con un pizzico di orgoglio mi sento però di dire che avrete la possibilità di accogliere altri SCUP anche grazie a me e al progetto che ho contribuito a scrivere. Infine, non posso che lasciare un caro saluto, non un addio ma un arrivederci!
Ringraziamo Giorgia per il percorso condiviso in questi mesi, per l'impegno, le idee e lo sguardo attento con cui ha contribuito alle attività della Fondazione. Le auguriamo che quanto costruito durante questa esperienza possa accompagnarla nei prossimi passi del suo percorso personale e professionale.
Con settembre si apre anche una nuova fase per la Fondazione, ossia l’avvio di un nuovo progetto SCUP che avremo presto modo di raccontare. Per ora, però, ci sembra giusto lasciare l’ultimo pensiero a chi ha contribuito a rendere speciale questo primo percorso.
A Giorgia diciamo quindi grazie e arrivederci. La porta della Fondazione resta aperta: per raccontarci come stanno andando i tuoi progetti, per passare a trovarci e, naturalmente, per un caffè con i biscotti che saranno sempre ben conservati nella preziosa scatola che ci hai donato!




