Capita spesso, nel mondo del volontariato, di parlare di “dialogo intergenerazionale”. È un’espressione ricorrente, ma non sempre è chiaro cosa significhi davvero nella pratica. Sappiamo che è importante, ci rendiamo conto di quanto manchi e vediamo gli effetti quando non funziona: energie che si disperdono, aspettative che non si incontrano, ricambi generazionali che faticano ad avviarsi. La domanda, allora, è semplice: da dove si può cominciare?
Spaternalismi – Percorso di ascolto ed elaborazione di raccomandazioni multi-età per il dialogo intergenerazionale nasce esattamente da questa domanda. Non come risposta preconfezionata, ma come tentativo onesto di ascoltare prima di proporre. È un percorso promosso da Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale, CSV Trentino, Fondazione Caritro e Comune di Trento, insieme a Sociolab, che ha iniziato a prendere forma durante l’anno di Trento Capitale Europea del Volontariato 2024. Il punto di partenza è stato il gruppo di lavoro dedicato alla partecipazione giovanile, dove è emerso con chiarezza che il problema fosse la mancanza di strumenti e di spazi in cui generazioni diverse potessero parlarsi davvero.
Con l’avvio del 2026 è iniziata una nuova fase del percorso, pensata e strutturata per coinvolgere in modo complementare organizzazioni, giovani e persone adulte già impegnate nel volontariato per costruire degli strumenti concreti: un Patto Intergenerazionale e un Toolkit operativo.
Un anno di ascolto
Nel 2025 ha preso avvio un primo percorso organizzato in diverse fasi, con al centro una serie di azioni di ascolto. Il lavoro è partito da alcune interviste rivolte a organizzazioni del territorio che collaborano con giovani o con gruppi di età diverse, con l’obiettivo di ricostruire un quadro realistico delle dinamiche già presenti. Dalle conversazioni sono emerse sia esperienze efficaci già sperimentate, sia difficoltà ricorrenti, come la continuità della partecipazione, l’ingresso delle nuove persone volontarie e la definizione dei ruoli interni. Questa prima raccolta di elementi ha confermato la necessità di affrontare il tema con strumenti dedicati e ha orientato in modo chiaro la progettazione delle fasi successive.
Sono stati poi organizzati due laboratori dedicati a ragazzi e ragazze under 18, che hanno permesso di raccogliere il punto di vista delle nuove generazioni sul volontariato. È emerso che questa esperienza viene percepita come un’opportunità reale, ma accessibile solo quando sostenuta da un contesto accogliente, da ruoli spiegati con chiarezza, da un clima non giudicante e da modalità di partecipazione capaci di adattarsi a ritmi di vita spesso variabili. Moltə giovani hanno anche espresso il desiderio di contribuire in modo significativo e non marginale, portando idee, competenze e prospettive proprie
Parallelamente si è svolto il laboratorio over 40, rivolto a volontarie, volontari e referenti di associazioni con più esperienza. Questo momento ha permesso di approfondire le esigenze delle realtà più strutturate, toccando temi come la gestione della delega, la necessità di garantire continuità nelle attività, la difficoltà di adattare modelli organizzativi consolidati e la volontà, al tempo stesso, di aprire spazi più chiari ai giovani. Dal confronto è emersa una disponibilità diffusa a collaborare in modo diverso, accompagnata però dalla consapevolezza che il cambiamento richiede tempo, risorse e strumenti adeguati.
Il percorso si è poi concluso, per questa prima fase, con un incontro multi‑età che a novembre ha riunito circa settanta persone tra i 16 e i 75 anni. È stato il primo momento in cui tutte le generazioni coinvolte hanno potuto lavorare insieme sugli stessi temi: la gestione del tempo, l’ingresso delle nuove persone volontarie, le decisioni condivise, l’ascolto reciproco, la qualità delle relazioni interne e le pratiche di accoglienza. Il confronto ha fatto emergere diversi punti di convergenza e ha confermato la necessità di arrivare a una sintesi condivisa, capace di diventare base per la redazione della bozza del Patto intergenerazionale.
Il Patto Intergenerazionale come riferimento comune
Sulla base delle evidenze raccolte nelle diverse attività del 2025, negli ultimi mesi è stata redatta una prima bozza del Patto Intergenerazionale, oggi al centro del percorso. Il documento raccoglie i temi emersi durante l’ascolto e li traduce in una serie di impegni reciproci tra generazioni. Al suo interno trovano spazio aspetti come il modo in cui viene raccontato il valore del volontariato, le aspettative rispetto al tempo e all’impegno, l’accoglienza delle nuove persone volontarie, la condivisione delle responsabilità, il passaggio di competenze, la gestione del dissenso e dell’errore, fino alla costruzione di ambienti associativi più accessibili e collaborativi.
Accanto al Patto è in sviluppo anche un Toolkit operativo, pensato per accompagnare le associazioni nella messa in pratica dei contenuti del documento. Il Toolkit raccoglierà strumenti concreti, suggerimenti e piste di lavoro utili per rendere l’intergenerazionalità un elemento vivo e quotidiano, non solo un principio dichiarato.
Una nuova fase: confronto e messa a terra
Con la redazione della bozza del Patto si è aperta una nuova fase del percorso, dedicata alla revisione partecipata e alla messa a terra dei contenuti. Attraverso laboratori che hanno coinvolto nuovamente persone under 18 e volontari e volontarie over 40 con esperienza, il lavoro si è arricchito di sguardi diversi e complementari, mantenendo al centro una domanda condivisa: come collaborare meglio tra generazioni?
Mesi di ascolto, tra interviste, incontri e momenti di confronto multietà, hanno coinvolto organizzazioni, giovani e persone con più esperienza. Da questo processo è nato il Patto Intergenerazionale, non un documento astratto, ma un insieme di impegni concreti per costruire un volontariato più accogliente e sostenibile per tutte le età. Insieme al Patto, prende forma anche il Toolkit Spaternalista, pensato per offrire strumenti pratici e accompagnare il passaggio dalle idee alle azioni.
Il 4 giugno, a Villa Sant’Ignazio, questo percorso è stato restituito pubblicamente e si è chiuso con una firma collettiva: un gesto simbolico, ma soprattutto un impegno concreto a portare questi principi nella pratica quotidiana.
Ora il prossimo passo è nelle mani di chi legge: il Patto acquista senso solo se viene usato, adattato, discusso e vissuto nei gruppi e nelle scelte di ogni giorno.
👉 Scarica il Patto Intergenerazionale e il Toolkit Spaternalista e inizia a portarli nella tua realtà!




