Tra i bandi e il fare: Atas, inclusione sociale boccone dopo boccone


“Mangia ciò che vuoi, dona ciò che puoi”

Con questo motto, Cucine Popolari, con il supporto dell’associazione ATAS, ha lanciato un’iniziativa che ha il sapore di inclusione sociale e in cui il cibo è strumento di incontro e relazione. Così un pasto gratuito o ad offerta libera diventano una scusa per socializzare. È questo lo spirito di “Ricette dell’equità e delle relazioni”, il progetto finanziato dal bando Intrecci possibili 2025 di cui vi parliamo in questo terzo articolo della rubrica pensata per raccontarvi storie di volontariato.

Il contesto

Il punto di partenza accomuna questo progetto agli altri che finanzia la nostra Fondazione: rispondere ai bisogni sociali emergenti del nostro territorio, in particolare, al contrasto alle solitudini. Anziché concentrarsi su singoli gruppi o problematiche specifiche, l’idea prende una svolta del tutto originale, con la creazione di uno spazio - "Spazio Humus", gestito da ATAS - di aggregazione inclusivo e multifunzionale, capace di favorire l'incontro tra persone di culture, età, storie e provenienze diverse.

Più concretamente, ciò è stato realizzato potenziando l’“ex Mensa dei Frati Cappuccini”, gestita da ATAS dal 2025. Sono stati realizzati due laboratori di progettazione dello spazio rivolti alla cittadinanza, da cui sono emersi interessi, bisogni e potenzialità, con l'idea di base di rendere questo spazio un punto di riferimento e di socializzazione, un vivaio di appartenenza comunitaria e un ponte intergenerazionale e interculturale.

Il valore aggiunto di questo progetto risiede nella sua attenzione simultanea alla rigenerazione urbana, sviluppo di comunità e cittadinanza attiva, sostenibilità ambientale, sostegno dei soggetti vulnerabili, attivazione e valorizzazione della rete di volontari/e, rendendo la città un luogo sostenibile.

Il focus e lo strumento d’incontro e condivisione prescelto è stato il cibo, inteso non solo come nutrimento e bisogno essenziale che lega tutti gli esseri umani, ma soprattutto come linguaggio universale capace di far avvicinare le persone. Un approccio reso possibile anche grazie al contributo fondamentale di uno dei partner di progetto, la neonata associazione Cucine Popolari ODV.

Ma quindi… solo cibo?

No, intorno ad esso, sono state organizzate azioni volte allo sviluppo di relazioni, all’inclusione e alla prevenzione di fragilità sociali che possono interessare persone richiedenti asilo, donne in difficoltà, anziani, persone senza dimora e cittadini a rischio di isolamento.

Vi è perciò molto di più all’interno del progetto: un laboratorio di sartoria e uno di falegnameria, ad esempio. Con “Per un filo che ci unisce” e “Per fare un tavolo” partecipanti e volontari hanno contribuito a rendere lo spazio più accogliente e personale, realizzando a mano tavoli, tovaglie, tendaggi e arredi con materiali di recupero. Il progetto promuove inoltre laboratori dedicati all'autoproduzione alimentare e momenti di approfondimento sul tema del cibo sano, sostenibile e accessibile. Un modo per riflettere non solo su cosa mangiamo, ma anche sul valore sociale e ambientale delle nostre scelte quotidiane.

Un altro aspetto significativo riguarda l'apertura dello spazio alle associazioni e ai gruppi del territorio. L'obiettivo è creare nuove collaborazioni e fare in modo che realtà diverse possano incontrarsi, condividere idee e progettare iniziative comuni. In altre parole, costruire un luogo capace di "rompere le bolle" che troppo spesso separano persone, generazioni ed esperienze differenti.

Come ci hanno raccontato le referenti del progetto, i primi mesi di attività sembrano confermare la bontà dell'intuizione iniziale. La partecipazione agli eventi è positiva, lo spazio è aperto regolarmente al pubblico e a nuove collaborazioni, come quella con Punto d’Incontro per i laboratori di falegnameria, che si aggiungono alla rete già composta da ATAS, Cucine Popolari, Trentino Solidale ed Edera. Anche i laboratori si stanno rivelando strumenti efficaci per mettere in relazione persone che difficilmente avrebbero occasione di incontrarsi in altri contesti e ne verranno proposti di nuovi nei prossimi mesi.

In fondo, "Ricette dell'equità e delle relazioni" dimostra che la costruzione di una comunità passa spesso da gesti semplici: preparare un pranzo, cucire una tovaglia, costruire un tavolo o condividere uno spazio. Piccole azioni che, messe insieme, possono trasformare un luogo in un punto di riferimento per il quartiere e un'occasione concreta di inclusione e partecipazione per tutta la città.

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