Solitudine: il profondo silenzio delle donne


Mara Rinner, Vicepresidente Commissione Pari Opportunità, Consigliera Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale 


Questo articolo nasce come riflessione successiva alla tavola rotonda “Mai più soli. Il volontariato che accoglie” (Solitudine e accoglienza: cosa è emerso dalla Tavola Rotonda - fovoltn.it), organizzata il 26 settembre scorso in occasione della 11^ Settimana dell’Accoglienza di CNCA, in cui voci diverse del mondo del volontariato e delle istituzioni si sono confrontate sul valore dell’accoglienza come antidoto alla solitudine.

L’intervento di Marilena Guerra, Presidente Commissione Pari Opportunità, di cui si propone di seguito un estratto, rappresenta un invito a guardare la solitudine femminile non come destino individuale, ma come responsabilità collettiva.

Al termine dell’articolo, per chi volesse approfondire, è stata creata una sitografia aggiornata da fonti ufficiali sul tema. 


Da cosa deriva la solitudine femminile?

Non è una condizione naturale, ma l’effetto di disuguaglianze strutturali radicate:

  • il lavoro di cura invisibile;
  • la scarsa partecipazione ai luoghi decisionali;
  • linguaggi che cancellano il femminile. 

Le donne sperimentano spesso la solitudine nella maternità, quando il carico di cura – che in Italia grava per oltre il 70% sulle loro spalle – diventa una responsabilità quasi esclusiva.

Anche all’interno di una famiglia, una madre può sentirsi sola, perché conciliare orari di lavoro e scuola è una corsa a ostacoli che lascia poco spazio a sé stesse e alle relazioni. Questa solitudine quotidiana non è soltanto stanchezza: è esclusione da spazi di socialità, partecipazione civica e crescita professionale. 

La solitudine femminile attraversa anche il mondo del lavoro: in Trentino il tasso di occupazione femminile è del 67,6%, contro il 75,5% maschile, e il part-time coinvolge quasi il 40% delle lavoratrici.

È una solitudine che nasce dalla mancanza di riconoscimento e valore e che si traduce in precarietà, insicurezza e dipendenza economica. Anche quando lavorano, molte donne si trovano isolate: hanno poche possibilità di carriera, incontrano difficoltà a entrare nei luoghi decisionali e faticano a far riconoscere il proprio contributo. 

Immagine bianco e nero di una donna sola in un corridoio

C’è poi la solitudine delle donne anziane, che vivono più a lungo ma spesso più sole.

In provincia oltre 33.000 pensionate percepiscono meno di mille euro al mese: una fragilità economica che si accompagna a una povertà relazionale. Parliamo di vedove, ma anche di donne che hanno speso la vita per gli altri e oggi si trovano prive di reti familiari e sociali. Si tratta di un’emergenza silenziosa, che chiede nuove politiche e una cultura della prossimità.

Immagine bianco e nero di una donna anziana seduta da sola

È più che mai necessario partire da un gesto profondo: accogliere i propri limiti e bisogni, riconoscere le fragilità, smettere di vivere la cura come sacrificio e riscoprirla come relazione. Solo così l’accoglienza diventa autentica e può vincere sulla solitudine.

Foto di materiali promozionali della Fondazione Trentina per il Volontariato sociale.
Libro rosso intitolato "Sì bella ed utile impresa" che racconta la storia della Fondazione.
Libro verde cioè bilancio sociale della Fondazione.
Foto con materiale promozionale Fondazione Bigliettini per ascoltare podcast sul sito

In questo scenario, l’impegno della Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale è tutto rivolto alla formazione e alla divulgazione della conoscenza.

Significa continuare a fare rete per sostenere enti e associazioni del Terzo settore attraverso percorsi formativi mirati sui temi cardine di una società più giusta; collaborare con soggetti locali e non, partecipare a bandi nazionali ed europei per individuare nuove risorse e affrontare in modo concreto le diverse forme di solitudine.

Tra queste, una delle più urgenti è la solitudine di genere, contro la quale vogliamo essere sempre più incisivi, promuovendo progetti e percorsi capaci di ricostruire legami, prevenire l’isolamento e sostenere la sicurezza.


10 siti ufficiali per saperne di più

Consulta Femminile Regionale Piemonte  – Convegno “La solitudine delle donne

INAPP (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche) → Analisi aggiornata sull’inattività femminile in Italia: quasi 1,3 milioni di donne «disponibili a lavorare» ma fuori dal mercato del lavoro per motivi di cura, formazione, o scoraggiamento. 

INAPP → Dati italiani sull’occupazione femminile, part-time, contratti a termine, e divario retributivo

OECD → Rapporto internazionale sulla partecipazione femminile al lavoro in Italia, gap di retribuzione, divisione lavoro retribuito/non retribuito, e policy. 

International Labour Organization (ILO) → stima globale del numero di donne escluse dal lavoro retribuito per motivi di cura.

Eurofound → dati europei sul carico di cura informale, spesso attribuito alle donne, con implicazioni anche sull’isolamento sociale. 

University of Bologna / Bocconi University → articolo che traccia la diffusione delle convivenze unipersonali in Italia, con implicazioni sulla solitudine soprattutto tra le donne over-65. 

Save the Children → studio sulla condizione delle madri in Italia, con riferimento anche alle madri sole.

Joint Research Centre → rilevazione della Commissione Europea che mostra come la solitudine non sia distribuita equamente tra la popolazione e che non necessariamente coinvolge di più gli anziani.

Psychology / Longitudinal Study → studio longitudinale (USA) che rileva come le donne giovani non conviventi con un partner siano un gruppo ad alto rischio di solitudine. 


Una risposta a “Solitudine: il profondo silenzio delle donne”

  1. Avatar Renata
    Renata

    La solitudine è un "vuoto" che si sente anche in mezzo alla folla. Le donne spesso si trovano a vivere questo "silenzio", un peso che non osano condividere. Bisogna saperle ascoltare e creare spazi dove possano sentirsi ascoltate e comprese.

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