di Beatrice Valline, Segretaria Generale e Coordinatrice Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale
Il 10 giugno a Trento la presentazione della seconda indagine della Fondazione
Nuove solitudini e nuove azioni
La solitudine, abbiamo più volte ribadito in questo spazio, è una condizione che attraversa età, storie e contesti diversi e che, sempre con maggior frequenza, emerge nel lavoro quotidiano dei servizi e delle organizzazioni sociali del territorio.
Ma non riguarda più solo chi è “fragile”. Coinvolge anche chi, pur non presentando condizioni evidenti di difficoltà economica o sociale, vive una progressiva perdita di legami, punti di riferimento e occasioni di relazione.
Si avverte un’esigenza urgente di fare chiarezza sul tema, sia all’interno del dibattito del Terzo Settore, che negli ambienti pubblici, accademici e di ricerca, soprattutto, per cercare di proporre azioni diffuse per il contrasto alla solitudine
La Rivista Nessi di Percorsi di Secondo Welfare ha dedicato a inizio 2026 un intero numero all’analisi di questo fenomeno (https://www.secondowelfare.it/articolo-rivista/la-sfida-della-poverta-relazionale-in-un-welfare-dal-futuro-incerto/). Le misure più efficaci per contrastarlo, dichiara Franca Maino, docente dell’Università di Milano e Direttrice Scientifica di Secondo Welfare, devono andare nella direzione di rafforzare i legami di prossimità, il capitale sociale e le risorse delle comunità.
Nel mese di marzo 2026 l’Associazione La Strada – Der Weg di Bolzano ha affrontato questo tema con quattro seminari sulla solitudine e gli effetti su comunità, adolescenti, cura e vulnerabilità. In “Solitudini e Comunità”, tenuto alla facoltà di Sociologia dell’Università di Trento il 16 marzo, Alessandro Sicora, professore ordinario di sociologia dell’Università di Trento, afferma che la solitudine è una condizione sociale ambivalente, contagiosa che richiede il coraggio di ammettere la propria vulnerabilità e di trasformare il dolore in legame. E’ evidente che, data questa percezione individuale, le soluzioni per ottenere benessere devono essere il risultato di un mix (Welfare Diamond) che deve coinvolgere contemporaneamente famiglia, comunità (Terzo Settore e volontariato), Stato e mercato.
È recente la presentazione in italiano del rapporto dell’OMS “Dalle solitudini alla connessione sociale”: nel webinar dedicato del 17 aprile, Catterina Seia, di CCW – Cultural Welfare Center Ets di Torino, afferma la necessità di uscire da una logica riparativa verso una preventiva contro le solitudini: l’adozione delle prescrizioni sociali come strumento importante di azione, può significare evitare interventi parcellizzati e una tantum e andare nella direzione di creare patti stabili, sistematici e sistemici – come suggerito dall’Agenda 2030.
Citiamo infine uno dei progetti pilota attivati in provincia di Trento sulle prescrizioni sociali: "Un respiro per chi si prende cura" dell’associazione Pronti Qua ODV, in collaborazione con il Comune Altopiano della Vigolana e dall’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari (ASUIT), che ha vinto il Bando Intrecci Possibili 2025 della Fondazione. Si tratta di un progetto pilota di prescrizione sociale e comunità di prossimità per i caregiver oncologici: invece di prescrivere solo farmaci, il progetto punta a prescrivere attività, relazioni e risorse per chi si prende cura. Il metodo si sviluppa attraverso una figura chiave: il link worker, che funge da ponte tra il bisogno e le opportunità del territorio, costruendo insieme un piano di benessere personalizzato.
Queste solo alcune delle numerose sollecitazioni che vanno nella nostra stessa direzione: indagare per agire e agire per risolvere.
Un lavoro partito un anno fa
Il 10 giugno Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale, in collaborazione con la Consulta per le Politiche Sociali della Provincia Autonoma di Trento, presenterà la seconda ricerca dedicata al tema delle solitudini. Il lavoro si inserisce nel percorso avviato nel 2025 con il report “LE CINQUE SOLITUDINI. Bisogni sociali e risposte del volontariato: una lettura attraverso i Piani Sociali di Comunità della provincia di Trento”, disponibile anche sul blog della Fondazione (https://www.fovoltn.it/le-5-solitudini-che-attraversano-il-trentino/), che aveva messo in evidenza come le solitudini nel territorio provinciale, non siano un fenomeno marginale ma una dimensione diffusa, legata a più fattori tra loro connessi, dove la dimensione geografica (zone urbane e extraurbane) e le vocazioni economiche (zone turistiche e territori alpini) giocano ruoli non marginali e trasversali rispetto alle caratteristiche demografiche. Si è trattato di un’indagine su dati secondari tratti dai Piani di comunità e di ricerca di buone pratiche nazionali e internazionali. A partire da quelle evidenze, Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale insieme alla Consulta delle Politiche Sociali, ha voluto proseguire con un approfondimento qualitativo ad hoc, centrato sull’ascolto diretto di chi opera quotidianamente nei servizi.
Come si è svolta la ricerca
L’indagine si è articolata in due fasi. Nel mese di febbraio 2026 sono stati realizzati quattro focus group tematici (anziani, disabilità, famiglie e minori, adulti), che hanno coinvolto gli enti del Terzo settore e le aziende pubbliche accreditate per lo svolgimento di servizi socio-assistenziali in provincia di Trento. Da questi incontri è emersa con forza la centralità della povertà relazionale, insieme ad alcuni elementi ricorrenti: l’invisibilità di molte situazioni, nuove forme di autoisolamento, una percezione non sempre chiara del legame tra dimensione economica e relazionale e una crescente complessità dei bisogni.
Per approfondire questi aspetti, nel mese di marzo sono state realizzate quattordici interviste semi-strutturate a testimoni privilegiati individuati nei focus group. Le interviste hanno permesso di entrare nel merito delle esperienze quotidiane: come si manifestano le solitudini nelle persone seguite, in che modo si intrecciano con altre fragilità, quali difficoltà incontrano i servizi, quali strumenti risultano oggi disponibili e quali invece mancano.
Si tratta di un tema che interroga servizi, istituzioni e volontariato, dove il lavoro di ricerca non si limita a descrivere il fenomeno, ma intende offrire elementi utili anche alla programmazione delle politiche sociali locali. Apre alcune questioni che riguardano da vicino il territorio: il rapporto tra servizi e bisogni, la necessità di rafforzare le connessioni tra soggetti diversi, il ruolo che il volontariato può avere nel mantenere o ricostruire legami e nel raggiungere situazioni che restano ai margini.
Un’occasione di confronto e di azione
I risultati dell’indagine saranno presentati pubblicamente:
mercoledì 10 giugno 2026
ore 9.00 – 12.30
Sala Conferenze Fondazione Caritro, via Calepina 1 – Trento
Accanto alla presentazione della ricerca, la mattinata prevede uno spazio laboratoriale. Sarà un momento di confronto, ma soprattutto un passaggio operativo: i contributi raccolti serviranno a individuare priorità, criticità e possibili ambiti di intervento. L’obiettivo è avviare, a partire da questi elementi, un tavolo di lavoro sulle solitudini che coinvolga servizi, enti e volontariato, orientato alla definizione di azioni e progettualità sul territorio.
Partecipare significa contribuire a leggere meglio un fenomeno che riguarda la provincia di Trento e portare il proprio punto di vista nella costruzione di possibili risposte.
La partecipazione è aperta a tutti, persone interessate, enti, aziende, istituzioni, organizzazioni del Terzo settore.
Vi aspettiamo numerosi!




