Nelle organizzazioni non profit, la presenza di giovani rappresenta molto più di un semplice ricambio generazionale: è una fonte vitale di energia, creatività e visione. La partecipazione giovanile porta con sé uno sguardo fresco, spesso fuori dagli schemi, capace di mettere in discussione abitudini consolidate e di immaginare soluzioni nuove, più inclusive e dinamiche. Con il loro entusiasmo profondamente autentico, i giovani riescono a coinvolgere, a comunicare con linguaggi contemporanei e a trasformare l’impegno in qualcosa di vivo e condiviso e in questa combinazione, le organizzazioni trovano una spinta fondamentale per crescere, innovarsi e restare connesse ai bisogni reali della società.
Nella nostra Fondazione, questo impegno si è tradotto negli ultimi anni in azioni concrete e in un percorso di crescita continua. Nel 2024 abbiamo accolto 6 tirocinanti, 5 nel 2025 e altrettanti nel 2026, con un andamento che potrà ampliarsi. Il 2025 ha inoltre segnato l’avvio dello SCUP – Servizio Civile Universale Provinciale, una novità significativa che intendiamo consolidare attraverso nuovi progetti nei prossimi anni. La collaborazione con studenti e studentesse degli istituti Arti Grafiche Artigianelli e Tecnico Superiore Tambosi e con tirocinanti dell’Università di Trento contribuisce a creare un ambiente dinamico, in cui i giovani possono portare idee, energia e partecipazione attiva.
Quando si parla di volontariato si pensa spesso ad attività e progetti, ma al centro ci sono prima di tutto le persone: persone che mettono a disposizione tempo, energie e competenze, spesso con discrezione, ma con una forza capace di generare cambiamenti reali. Molte esperienze nascono proprio così, attraverso relazioni, incontri e passaparola: qualcuno che invita, coinvolge, apre una porta. È un gesto che parla di fiducia, senso di comunità e desiderio di condividere tempo ed esperienze.
La persona che ho scelto di intervistare è Enrico Faes ed incarna pienamente questo spirito: unisce energia, competenza ed esperienza a una naturale capacità di creare connessioni tra le persone, il tutto accompagnato da entusiasmo e simpatia. Ha recentemente pubblicato il libro “Dare per ricevere – l’attitudine che trasforma il volontariato in uno stile di vita”. Il libro restituisce l’idea del volontariato come esperienza di arricchimento reciproco e come autentica filosofia di vita. Una frase del suo blog in particolare mi ha colpita: “ai giovani dico: non fate volontariato per essere “buoni”, fatelo per diventare grandi”. Un invito a considerare l’impegno gratuito anche come una via per costruire la propria identità e acquisire le competenze che nessuna scuola insegna.
Ecco come ha risposto alle mie domande.
1. Per prima cosa, presentati ai lettori:
Sono Enrico Faes, ho 44 anni e ho dedicato oltre vent’anni della mia vita al volontariato.
Sono stato Presidente della Federazione delle Pro Loco del Trentino (2012-2020) e del Consorzio Trento Iniziative. Laureato in Gestione degli enti non profit, cerco di coniugare la teoria socioeconomica con la pratica sul campo. Sono un marito e un padre che ha imparato a misurare il successo non nei trofei in bacheca, ma nel sorriso dei propri figli dopo una sfida. In sostanza, sono uno che ha scelto di fare del “dare” il proprio stile di vita... anche se questo significa non stare mai fermo un secondo!
2. Dicci di più sul volontariato.
Per me il volontariato non è un semplice passatempo, ma un 'processo cooperativo' e un atto di libertà. È l’uscita da quello stato di passività per diventare 'attivatori di comunità'. È un ciclo virtuoso di 'doni e controdoni' che genera fiducia e capitale sociale.
3. Cosa ti ha spinto a scrivere un libro?
La spinta è arrivata da una domanda costante: 'Ma chi te lo fa fare?'. Dopo anni di lavoro intenso, specialmente alla fine del mandato per Trento Iniziative, ho sentito il bisogno di dare a questa provocazione una risposta profonda, che andasse oltre l’altruismo banale. Volevo dimostrare, anche attraverso basi scientifiche e sociologiche, che l’impegno civico non è un sacrificio a fondo perduto, ma un investimento che arricchisce chi dona tanto quanto chi riceve."
4. Quali sono i passaggi chiave del tuo libro?
Nel mio libro cerco di scardinare l'idea del volontariato come semplice 'tempo regalato', mostrandone invece il valore trasformativo.
Innanzitutto, parlo del ciclo del dare per ricevere. Il volontariato agisce come un vero antidoto all’individualismo: nel momento in cui doniamo gratuitamente, attiviamo un circuito di reciprocità che ci restituisce un senso di appartenenza e una ricchezza umana che nessun compenso economico può eguagliare. C'è poi la teoria delle capacità. L'impegno sociale non è solo 'fare del bene', è una palestra incredibile. Chi fa volontariato impara a gestire crisi, a organizzare risorse e a mediare: abilità che portiamo con noi nel lavoro e nella vita, rendendoci cittadini più capaci e consapevoli.
Il volontariato moderno deve sapersi innovare e cambiare colore, come un camaleonte, per rispondere ai nuovi bisogni della società, ma deve farlo senza mai perdere la propria identità e i propri valori profondi. Non nascondo poi le difficoltà, anzi, esalto il valore del contrasto. Le divergenze di opinione e i momenti di crisi non sono ostacoli da evitare, ma tappe necessarie.
Infine, parlo della leadership come servizio. Per me guidare non significa stare un passo avanti agli altri, ma camminare al fianco della propria squadra. Mi piace citare l'Enrico V di Shakespeare: un leader che vive la stessa polvere e la stessa fatica dei suoi collaboratori.
5. Passaggio generazionale e volontariato... esiste una ricetta magica?
No, ma esiste un metodo: la formazione e la fiducia. Nel 2018 abbiamo lanciato il progetto 'Mente Locale’ per preparare la futura classe dirigente, non con direttive, ma coltivando un linguaggio e una visione comuni. La chiave è smettere di agire come singoli individui e iniziare a pensarsi come un 'micelio', una rete viva e interconnessa dove i 'vecchi' sanno lasciare spazio e i 'giovani' hanno il coraggio di osar sapere e fare.
6. Con che augurio concluderesti?
Il mio augurio è che ognuno possa trovare la propria rotta nel 'servizio silenzioso e appassionato'. Spero che possiate sempre 'osare sapere' e che la vostra vita sia piena di 'amici di viaggio' con cui condividere la fatica e la bellezza. Auguro a tutti di scoprire che la vera ricchezza non è ciò che accumuliamo, ma la forza dei legami che costruiamo donando una parte di noi stessi.
di Chiara Maule, consigliera FTVS




