Tra i bandi e il fare: come costruire una Brave New City


Per il quarto appuntamento della nostra rubrica dedicata ai progetti sostenuti dal Bando Intrecci Possibili 2025, ci spostiamo a Rovereto. E come ogni storia, anche questa comincia da una scena apparentemente semplice.

Fuori da un centro commerciale c’è un gruppo di ragazzi. Si accomodano ai tavolini del bar, chiacchierano, ascoltano musica, si ritrovano dopo la scuola. I frequentatori del centro alzano lo sguardo, ne prendono nota mentalmente, procedono a fare i propri acquisti e se ne vanno. Qualcuno, però, si lamenta: disturbano. Col passare del tempo la presenza di quei giovani nella piazza esterna all’edificio ha trasformato Il centro commerciale, che dà luogo di lavoro e consumo è diventato luogo di incontro e aggregazione.

Quando è avvenuto esattamente questo cambiamento?

Difficile dirlo. Come accade spesso nei processi sociali, è avvenuto poco alla volta: una presenza in più, un gruppo che si ferma più a lungo, nuove abitudini che si consolidano fino a trasformare il significato stesso di un luogo.

Con il tempo, quella presenza è diventata oggetto di attenzione da parte della cittadinanza, dei negozianti e di chi lavora nel centro commerciale. Alcune modalità di aggregazione giovanile vengono percepite come fonte di disagio e conflitto, contribuendo a modificare la percezione di quiete e sicurezza dell’area, soprattutto nei mesi invernali, in cui un tavolino al coperto diventa facilmente luogo di sosta e riparo dal freddo.

Tuttavia, di qualcosa si può, forse si deve, prendere atto: la mancanza di spazi liberi dove poter aggregarsi spontaneamente. Non è uno scenario ipotetico. Succede in molte città che aree pensate ed edificate per un determinato scopo finiscano per colmare un vuoto dato da necessità di chi quelle stesse aree le frequenta e le abita davvero. Questo è ciò che è successo, all’Urban City di Rovereto. In particolare, nell’area che ricomprende il supermercato Conad, la parafarmacia, il bar e diversi tavolini, gestita dalla cooperativa DAO.

Nell’estate 2025 gli stessi rappresentanti di DAO hanno riportato all’amministrazione Comunale la necessità di ragionare insieme su un intervento educativo all’interno dell’area interessata. Le politiche sociali del Comune di Rovereto hanno affidato la richiesta all’equipe di Rovereto “Pazzeska!”, un progetto educativo di prossimità avviato dal Comune nel 2024 e rivolto ai minori che vivono lo spazio pubblico della città. Il team Rovereto “Pazzeska!”, formato da educatori ed educatrici di Gruppo78 e La Foresta, ha riconosciuto la necessità di progettare un intervento ad hoc per approfondire la relazione con le/i giovani che frequentano l’area e riconoscere i veri bisogni delle diverse soggettività.

I giovani non sono il problema, ma la soluzione.

Per dare una risposta condivisa a questa situazione è nato il progetto “Brave New City - Costruiamo spazi di prossimità” sostenuto dal Bando Intrecci Possibili 2025 e coordinato dall’associazione Brave new Alps, con il ruolo di accompagnare il dialogo tra amministrazione pubblica, realtà educative, operatori economici e giovani del territorio.

Il progetto, si sviluppa infatti in un’ottica di peer education e peer support, valorizzando il ruolo attivo dei ragazzi e delle ragazze nella costruzione delle soluzioni. L'idea è che siano loro stessi a sostenersi reciprocamente, condividendo esperienze, competenze e punti di vista, diventando parte del cambiamento che li riguarda.

Le attività di animazione, merende, incontri artistici, momenti ludici, hanno visto protagoniste giovani del territorio con le quali l’equipe educativa aveva già instaurato una relazione di fiducia. Mantenere una certa regolarità negli incontri, già solo nel corso dei primi tre mesi (gennaio-marzo 2026), ha permesso all’equipe di diventare una presenza riconoscibile nello spazio e di rafforzare la relazione con le giovani e i giovani che già conoscevano il progetto “Pazzeska!”.

L’inserimento dell’equipe è stato a cura del Comune di Rovereto, partner del progetto, che ha anche fornito la disponibilità di spazi adiacenti al centro commerciale e partecipato agli incontri di coprogettazione e monitoraggio dell’intervento educativo.

L'obiettivo non era semplicemente organizzare attività, ma costruire una presenza costante, capace di ascoltare bisogni, desideri e punti di vista differenti. Attraverso momenti informali, e giochi, il progetto ha iniziato a raccogliere domande e proposte sia dai giovani sia dagli adulti che abitano quotidianamente quello spazio.

I primi effetti non hanno tardato a emergere. Come riportato dall’associazione, “La presenza di momenti di aggregazione informale contribuisce a migliorare la percezione dello spazio da parte dei ragazzi”. E non solo: anche il riscontro da parte dell’amministrazione di DAO, altro fondamentale partner del progetto, è stato positivo, con una diminuzione delle lamentele e degli episodi problematici all’interno del supermercato.

Nel frattempo, il progetto ha progressivamente allargato il tavolo delle relazioni. Accanto ai giovani coinvolti nelle attività, hanno preso parte al confronto lavoratrici e lavoratori del supermercato, referenti del Comune, altri esercenti presenti nell'area e soggetti interessati alla vita del quartiere. L'attenzione si è così spostata dal singolo comportamento alla qualità delle relazioni che rendono uno spazio accogliente e vivibile per tutti.

Durante la primavera, non hanno tardato ad arrivare ulteriori risultati. I ragazzi e le ragazze hanno diffuso la voce tra i loro pari, aumentandone significativamente il numero. Si è così potuto coinvolgerli in un processo di co-progettazione di un evento culturale-artistico nel piazzale dell’Urban City. Tra gli sviluppi più interessanti c’è stata la stipula da parte di DAO, di due contratti di lavoro a tempo determinato, all’interno del supermercato CONAD per due ragazze conosciute attraverso le attività organizzate dall’equipe di Rovereto “Pazzeska!” e accompagnate in questo percorso da due educatrici: un risultato concreto nato dalla costruzione di una relazione di fiducia tra giovani, educatori e mondo del lavoro.

Il progetto è un esempio eccellente di cittadinanza attiva che riscrive il modo di coesistere negli spazi comuni, offrendo nuove opportunità ai giovani, mettendoli in connessione con un mondo degli adulti che si mostra accogliente e fiducioso nei loro confronti. Ciò ci restituisce una visione del volontariato sociale in cui la nostra Fondazione crede molto.

Il progetto continuerà nei prossimi mesi con l'obiettivo di coinvolgere ulteriormente giovani, cittadini, esercenti e realtà del territorio. Questo perché la sfida va oltre la riduzione dei conflitti o la risoluzione di un problema contingente, ma vuole costruire le condizioni perché persone diverse possano abitare nel tempo gli spazi riconoscendosi parte della stessa comunità.

Per il momento, una cosa è certa…Bravi e Brave!

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