Tra i bandi ed il fare: Dream Aps, a tavola insieme contro le solitudini


Per il quinto appuntamento della nostra rubrica dedicata ai progetti sostenuti dal Bando Intrecci Possibili 2025, vogliamo raccontarvi un progetto dell’Alto Garda, che affronta con la convivialità di un pasto insieme,  una problematica che ci sta molto a cuore – le solitudini.

Si tratta di una condizione che purtroppo oggi accomuna sempre più persone di età e condizioni diverse: dall’anziano solo con spesso poche occasioni per uscire e parlare con qualcuno, ai giovani talvolta immersi in una realtà virtuale e poco presenti nelle attività comunitarie, alle persone con disabilità che necessitano non solo di percorsi educativi e lavorativi ma anche di occasioni di incontro con nuove persone.

Il progetto di Dream Aps

Per contrastare e far fronte all’emergere queste diverse solitudini e fragilità, l’associazione Dream Aps, che promuove l'inclusione lavorativa e sociale delle persone con disabilità e in situazione di fragilità, ha avviato da marzo di quest’anno il progetto “Pranzi di Comunità”. Il progetto è stato realizzato da Dream in collaborazione con il Comune di Arco, la Coop Alto Garda, il Banco Alimentare, la Caritas e l'Oratorio di Arco. Questa iniziativa unisce inclusione, solidarietà e partecipazione: le persone con disabilità coinvolte contribuiscono, infatti, alla gestione della mensa, occupandosi della cucina, dell'accoglienza e del servizio ai tavoli. L'attività non offre soltanto un pasto e un'occasione di socialità alla cittadinanza ma rappresenta anche un'importante opportunità di crescita personale e di acquisizione di competenze utili per un futuro inserimento lavorativo.

La Presidente di Dream, Daniela Vassalo, ci ha raccontato qualcosa di più: oltre ad offrire un buon pasto, il progetto ha prodotto risultati superiori alle aspettative degli organizzatori. Da un momento conviviale sono nati rapporti spontanei, sinceri, ricchi di umanità: persone che non si conoscevano hanno iniziato a cercarsi, ad aspettarsi per i pasti e a prendersi cura le une delle altre.  Con il tempo, il pranzo è diventato un appuntamento desiderato, un momento nel quale condividere non solo il cibo ma anche racconti, confidenze, esperienze, sorrisi ed affetto. Si è andata a creare una vera e propria “famiglia di comunità”: chi viene per ricevere, scopre di poter donare; chi viene per fare volontariato scopre di essere, a sua volta, accolto in un grande abbraccio.  

Il ruolo prezioso dei volontari

I volontari hanno avuto un ruolo fondamentale nella riuscita dell'iniziativa. Come sottolinea la Presidente, questi “veri e propri angeli di bontà” hanno messo a disposizione il loro tempo e le loro capacità e hanno ricevuto in cambio relazioni sincere non solo con gli altri volontari ma anche con i destinatari diretti del progetto. La presenza di tante mamme e nonne in cucina ha facilitato anche la cultura contro lo spreco, trasformando semplici ingredienti in qualcosa di buono da portare a tavola. Questo è stato incentivato dall’aiuto del Banco Alimentare, che ha messo a disposizione prodotti provenienti da punti vendita che non possono essere destinati alla vendita ma sono ancora utilizzabili. La presidente ha sottolineato come questo aspetto sia uno dei più importanti messaggi del progetto, soprattutto per i più giovani presenti alle mense: ciò che rischia di essere considerato uno scarto può ancora avere valore.

Tra i segnali più concreti del valore del progetto vi sono i piccoli doni che arrivano alla mensa: qualcuno porta fiori alle volontarie, qualcun altre verdure coltivate nel proprio orto e altri condividono ciò che possiedono. Aiuto all’associazione proviene anche da persone del territorio che, quando vanno a fare la spesa in alcuni punti vendita della Coop Alto Garda, possono lasciare prodotti in carrelli predisposti per la raccolta per la mensa. Si tratta di iniziative spontanee: ognuno, volontari e fruitori, si è fatto coinvolgere ed ha iniziato a collaborare insieme agli altri.

Cosa ci insegna e dimostra questo progetto?

Grazie a questo progetto, si è scoperto che per costruire comunità felici non servono necessariamente grandi cose: a volte bastano una porta aperta, una tavola apparecchiata, una sedia lasciata libera per qualcuno che deve ancora arrivare e un sorriso.  Quando intorno a una tavola c’è davvero posto per tutti, una mensa può diventare una casa e un gruppo di sconosciuti una comunità.

Il successo dei Pranzi di Comunità dimostra come, quando associazioni, volontari, enti del territorio e cittadini scelgono di collaborare, nascono esperienze capaci di contrastare le solitudini, con un impatto che va oltre la specifica attività e i beneficiari diretti delle iniziative.  

I Pranzi di Comunità rappresentano così un esempio concreto dello spirito che anima le associazioni che hanno partecipato al bando "Intrecci possibili 2025": trasformare relazioni, partecipazione e solidarietà in opportunità di benessere per l'intera comunità.

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