di Luciano Enderle, Vice Presidente della Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale
Chi si prenderà cura della comunità di domani? Questa è una domanda che riguarda tutte e tutti noi e che interpella direttamente il mondo del volontariato e del Terzo settore. I volontari rappresentano una risorsa inestimabile per il loro apporto alla comunità: sono persone che operano gratuitamente per la creazione di relazioni tra i soggetti coinvolti. Non tutto però è così roseo: ci sono questioni ed elementi che potrebbero portare ad una futura crisi di questo settore, sulle quali è opportuno iniziare a confrontarsi e provare ad intavolare una discussione, partendo da qui.
Oggi interrogarsi sul futuro del volontariato significa riflettere su alcune parole chiave che ne rappresentano l'essenza e, allo stesso tempo, le principali sfide: relazioni, fiducia, gratuità, partecipazione e sostenibilità. Sono questi gli elementi che permettono al Terzo settore di rispondere in modo genuino e competente a bisogni che rischiano spesso di restare invisibili. Ma sono anche aspetti che richiedono di essere coltivati e ripensati alla luce dei cambiamenti sociali, demografici ed economici che stanno attraversando le nostre comunità.
Il Terzo settore ed i suoi enti costituiscono un pilastro fondamentale per la comunità, operando in un ambito in cui né Stato né Mercato vogliono intervenire. È un settore che nasce, infatti, dal basso per dare risposte ai bisogni che l’ente pubblico si mostra incapace di vedere ed intercettare o dove le logiche economiche che guidano il mercato non trovano convenienza. La sua forza risiede proprio nella capacità di costruire relazioni, intercettando fragilità e marginalità per dare vita a forme di partecipazione che mettono al centro la persona.
Il cuore del Terzo settore è il volontariato, che lo sostiene e lo anima. Attraverso l’impegno gratuito di migliaia di persone, le associazioni favoriscono la nascita e lo sviluppo di relazioni tra persone destinatarie e volontarie. La fiducia diventa un elemento decisivo: quando le persone, soprattutto le più giovani, vengono coinvolte nelle scelte e responsabilizzate, cresce la loro partecipazione e aumenta, di conseguenza, la capacità delle organizzazioni di innovarsi. La fiducia è anche la parola chiave che guida le stesse attività promosse dalle associazioni e che spesso coinvolgono persone fragili ed ai margini della società. Queste attività, infatti, mettono questi soggetti al centro, facendoli sentire partecipi di una comunità, coinvolgendoli in essa e favorendo la loro autonomia per arginare e cercare di evitarne l’isolamento e la solitudine. Questa capacità di creare legami e favorire l'inclusione mostra come il volontariato contribuisca alla costruzione del bene comune. Non si tratta soltanto di erogare servizi o rispondere a bisogni individuali, ma di creare le condizioni perché le persone possano partecipare attivamente alla vita della comunità. In questo senso il volontariato svolge anche una funzione politica, nel significato più ampio del termine: rende visibili bisogni spesso trascurati, dà voce a esperienze e fragilità che rischierebbero di restare ai margini e favorisce la partecipazione dei cittadini ai processi che riguardano la collettività. È attraverso queste pratiche quotidiane di coinvolgimento, corresponsabilità e dialogo che si rafforzano i legami democratici e la coesione sociale.
Altro elemento caratterizzante del volontariato è la gratuità. In una società che misura il valore delle cose solo in termini economici, il dono del proprio tempo ed energie assume un significato rilevante. Fare un’attività gratuitamente attraverso il volontariato significa, quindi, scardinare questa idea ormai consolidata di “dare/avere” ed è utile a ricordarci che esistono attività e relazioni che non possono essere ridotte ad una logica di mercato.
Accanto a questi caratteri positivi del mondo del volontariato, emergono però alcune sfide decisive per il futuro sulle quali è necessario iniziare ad interrogarsi e confrontarsi. La più evidente di queste questioni riguarda il ricambio generazionale. Molte associazioni registrano una forte presenza di volontari adulti o pensionati e faticano ad attrarre nuovi giovani in maniera stabile. Abbiamo avuto la possibilità in più occasioni, infatti, di notare come i giovani preferiscano e siano attratti da forme di volontariato occasionale, come ad esempio è avvenuto in occasione dell’aiuto che centinaia di giovani sono corsi a dare alla popolazione emiliana in difficoltà a seguito delle alluvioni avvenute negli ultimi anni. Capire le ragioni di questo è fondamentale per garantire il proseguo delle attività dell’associazionismo del futuro.
La nostra Fondazione sta affrontando questi temi attraverso iniziative che guardano sia al presente sia al futuro del volontariato. Tra queste assume particolare rilevanza il Tavolo di partecipazione sulle Solitudini, un percorso che prenderà avvio nell'autunno 2026 con l'obiettivo di riunire associazioni, istituzioni, servizi e realtà del territorio per comprendere e contrastare il fenomeno della povertà relazionale. Il Tavolo nasce dalla consapevolezza che le solitudini attraversano tutte le età e che la risposta non può essere affidata a un singolo soggetto, ma richiede alleanze, collaborazione e una maggiore capacità di costruire comunità. Le ricerche promosse dalla Fondazione hanno infatti evidenziato il ruolo centrale delle reti sociali e del volontariato nel prevenire l'isolamento, così come l'importanza della fiducia per permettere alle persone di avvicinarsi alle opportunità e alle relazioni presenti sul territorio. Per questo il Tavolo sarà uno spazio di confronto e coprogettazione, orientato prima di tutto a far nascere nuove idee e progettualità condivise.
Accanto a questo percorso, la Fondazione continua a investire sul ricambio generazionale attraverso il progetto Spaternalismi!, realizzato insieme a CSV Trentino, Fondazione Caritro e Sociolab. Il progetto nasce dalla convinzione che il futuro del volontariato non dipenda soltanto dalla capacità di coinvolgere nuove persone, ma soprattutto dalla costruzione di relazioni intergenerazionali basate sull'ascolto reciproco, sulla fiducia e sulla condivisione delle responsabilità. Da questo percorso sono nati il Patto Intergenerazionale per il Volontariato e il Toolkit Spaternalista, strumenti che offrono a organizzazioni e volontari spunti concreti per rendere la partecipazione più inclusiva e sostenibile.
Altra tematica sulla quale è necessario riflettere riguarda la sostenibilità economica delle organizzazioni. La riforma del Terzo Settore ha posto quale pilastro la sostenibilità e l’autonomia economica degli enti che vi operano. Sebbene ciò possa rappresentare una difficoltà soprattutto per le associazioni più piccole, una gestione economica oculata appare fondamentale se si vuole garantire un’attività duratura.
Ulteriore riflessione sul volontariato riguarda la distribuzione per genere dei ruoli di responsabilità. A fronte di una netta maggioranza femminile tra i volontari, le posizioni apicali continuano a essere ricoperte più frequentemente da uomini. Difficile dare una spiegazione a questo fenomeno senza ricadere in luoghi comuni diffusi e figli di una società patriarcale che ancora ci condiziona profondamente. Necessario, però, appare interrogarsi anche su questo aspetto e sulla difficoltà diffusa di trovare persone che gratuitamente si mettano a disposizione ricoprendo cariche di responsabilità.
Le sfide e gli interrogativi che attendono il mondo del volontariato sono numerose ma rappresentano sicuramente un’opportunità di crescita. Se il Terzo settore saprà trovare spazi di confronto e coltivare fiducia, partecipazione ed inclusione, continuerà ad essere il settore di cittadinanza attiva per eccellenza nel nostro paese. In un’epoca in cui sembra che tutto abbia valore solo se ha un prezzo, il dono che si realizza con il volontariato continua a ricordarci che una comunità vive davvero solo quando le persone scelgono di prendersi cura le une delle altre. L’obiettivo della Fondazione anche per i prossimi anni sarà quindi di continuare ad attivarsi per la creazione di spazi e luoghi di confronto dove la gratuità del volontariato venga, oltreché promossa e sostenuta, tutelata.




